Ultima modifica: 9 ottobre 2018

Uno sguardo curioso

“Uno sguardo curioso” è stato il grande impulso che ha mosso la mia curiosità per conoscere da vicino una grande persona, prima che un grande architetto. Quando lavoria fianco di chi ha vissuto Gambirasio e da lui ha tratto spunto, tutto diventa più facile. Il senso di questa mostra è esplicitato nel suo titolo.

“Uno sguardo curioso” è la prima di una serie di esposizioni che avranno luogo nella sede dell’Ordine degli Architetti di Bergamo. Questa iniziativa rappresenta l’occasione perfetta per ripensare questo luogo, per vederlo e viverlo in una veste nuova: come spazio espositivo aperto al pubblico, non più solo nella logica della sua istituzionalità. Per la buona riuscita dell’allestimento e della mostra in generale, si sono svolte riunioni ed incontri con tutti i componenti del gruppo di lavoro, per la raccolta di informazioni, perlo scambio di idee e per la definizione di un obiettivo comune. Gruppo magistralmentecoordinato da Antonio Cortinovis con Silvia Gambirasio, Giuseppe Armanni, Paolo Fabri docente del Liceo Artistico Manzù di Bergamo, Alfredo Verzeri, Veronica Balacchied i ragazzi dell’alternanza scuola-lavoro del Liceo Artistico, oltre al supporto sempre presente di Gianpaolo Gritti.

Alla prima parte di condivisione delle idee, è seguita una fase di ricerca ed approfondimento che ha trovato corpo nell’ultima fase, quella di scelta ed esecuzione.È stato definito come filo conduttore della mostra, lo sguardo; sguardo come visioneattenta, critica ed innovativa verso il mondo e più in generale verso ciò che ci circonda. Lo stesso sguardo che vorremmo cogliere nel visitatore, nella lettura d’insieme dell’allestimento e soprattutto delle opere dell’architetto Gambirasio.

La suggestione che maggiormente ha condizionato la progettazione, è stata quella che l’utente dovesse sentirsi immerso nello spazio, avvolto in un luogo protetto, ovattatoe delimitato; una sorta di scatola contenente la raccolta delle opere selezionate perl’esposizione. Per rendere al meglio questa scelta progettuale, il tessuto è sembrato il materiale più adatto: moquette per i pavimenti, tessuto spesso e fonoassorbente dalla forte caratterizzazione materica per ricoprire interamente le pareti e i pannelli espositivi, il tutto di un intenso blu Klein.

Il risultato è del tutto estraniante: l’utente si trova letteralmente immerso in uno spazio altro, in cui si perdono i punti di riferimento e l’attenzione viene catalizzata dai pannelli che raccontano le opere, pannelli dal fondo bianco che si distinguono e spiccano dall’uniformità del blu Klein.

  Pietro Cabrini

 

Gambirasio_depliant_allestimento_Cabrini




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