Ultima modifica: 2 agosto 2017

4C – Design

Si sa, tutta l’arte è stata contemporanea. Così, osservando un dipinto o una scultura, abbiamo imparato a riconoscervi non soltanto valori estetici, espressivi, concettuali e simbolici, ma anche gli indizi di un vissuto pregnante.

Osservare un dipinto potrebbe farci entrare in stanze odorose di profumi sconosciuti (che, come la madeleine del temps perdu, fanno riaffiorare memorie lontane, intense e stranianti); portarci in luoghi in cui la stagione invernale muta la materia delle cose, in cui il crepuscolo o la notte non possono essere vinti dalla luce elettrica e danno vita ad atmosfere surreali, in cui un fruscìo può ancora rompere il silenzio e far riconoscere una veste di seta.

Abbiamo dunque provato a entrare in un dipinto, prenderne in mano gli oggetti, valutarne il peso e comprenderne la portata – cioè anche il valore d’uso e quello simbolico, che risiede nel semplice fatto che un oggetto sia stato presente in un luogo, in un determinato momento della storia.

Abbiamo poi provato a collocare un oggetto dipinto nello spazio, e attraverso quello misurare la consistenza fisica del luogo in cui è stato fissato, la sua “esistenza concreta” oltre la tela o il marmo, perché quello spazio e quegli oggetti sono stati davvero, e hanno meritato di essere fissati nella realtà virtuale e immaginifica dell’opera, che è poi memoria tramandata.

Entrando in un’opera vien voglia di farla nostra, nel senso di abitarla davvero, e allora abbiamo provato a metterci lì, dove stava l’antico protagonista del dipinto, riconoscendo e nominando gli oggetti di cui questo ha scelto di farsi circondare (o di cui il pittore ha voluto si circondasse).

Ma rivisitare implica sempre ripensare un luogo, attribuirgli identità, utilizzando segni e caricandoli di significato. Rivisitare è sempre attualizzare. Possiamo farlo in molti modi; forse il più intrigante è quello personale, che sconfina con facilità nell’autocompiacimento: ci guardiamo dentro, o allo specchio, e mettiamo in campo la nostra sensibilità individuale. Ma il più divertente è quello dettato dalla curiosità, dal desiderio di capire quel tempo attraverso le sue tracce, di prenderne alcune e studiarne il funzionamento, i valori estetici e di significato.

E chi meglio di un designer può “aprire il giocattolo”, smontarlo, studiarne i meccanismi, reinventarlo senza tradirlo?

Ispirato a Edgar Degas, La classe di danza, 1871.

Ispirato a Gustav Klimt, Signora con ventaglio, 1917-1918.

Ispirato a Leonardo da Vinci, La dama con l’ermellino, 1488-1490.

Ispirato a Tiziano, Donna allo specchio, 1512-1515

Ispirato a Jean- Honoré Fragonard, La lettrice, 1776