Ultima modifica: 4 Agosto 2017

Prof.ssa Cinzia Vittoria Magnaghi e Prof. Giovanni Ardrizzo

Ci piace pensare di educare il pensiero che si dà come forma, aiutare a costruire, allenare mani pensanti.

La copia che proponiamo agli allievi non è dunque sterile riproduzione della realtà, ma presentazione del pensiero che si genera davanti al modello.

Noi non disegniamo o modelliamo ciò che gli occhi vedono, ma ciò che pensiamo di quello che vediamo.

Il disegno/modellato non è quindi un atto meccanico ma culturale.

Il vero problema è quello morfologico, cioè lo studio ragionato della struttura e della forma.

Se ne ricava che il disegno e il modellato (ma potremmo dire allo stesso modo il teatro, la danza, la musica) sono tutti strumenti per l’indagine conoscitiva.

Si parla infatti di copia dal vero, ossia dove il modello è il punto di partenza, pretesto per lo studio morfologico, e non copia del vero che definirebbe il vero come punto di arrivo.

Quando parliamo del disegno dei solidi o, nella figura umana, di quelli che definiamo blocchi anatomico-volumetrici, chiediamo di vederli nella terza dimensione come masse che possiedono un’origine e un’inserzione,  un movimento nello spazio e instaurano un rapporto con le altre masse di sovrapposizione, di incastro, di fusione.

Ogni esperienza di questo tipo diviene progetto e conoscenza del linguaggio dello spazio tridimensionale.

[Cinzia Vittoria Magnaghi e Giovanni Ardrizzo]



 




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