Ultima modifica: 4 agosto 2017

VESTIS

VESTIS

La danza è morfologia nello spazio ed il corpo assume continuamente nuove forme nel tempo della danza.

Sono forme che appaiono, si soffermano, mutano.

Sono i gesti quotidiani che trasposti nel luogo del significato divengono significanti.

Il corpo è il primo “rivestimento”, la prima “copertura”: vestis è il corpo umano rispetto all’anima.

Il corpo es-prime perchè si è saputo fare strumento, è insieme il mezzo ed il fine, con la conoscenza della meccanica delle sue articolazioni, dei suoi pesi e dei suoi equilibri, dei suoi limiti, insomma, che ne divengono la risorsa.

Tanto più raffinata è la conoscenza dello strumento, tanto più sensibili le sfumature dell’emozione.

I costumi-scultura usano il corpo come sostegno, la vestizione e/o svestizione crea una nuova apparenza che dis-vela la possibilità di una danza dello spazio che è fermata e resa visibile dal costume stesso.

Tutti gli spettacoli aprono ai loro fruitori delle porte e, anche se i danzatori alla fine le richiuderanno, sarà solamente per dare a chi guarda la libertà di ripensare ciò che si è schiuso davanti ai propri occhi, che non potrà più ripetersi uguale a se stesso perchè proprio chi ha assistito si è già lasciato sensibilmente mutare.

Danzatori:  Roberto Amodei, Valentina Curnis,  Riccardo De Angelis, Alessia Manenti, Nadia Mirabile, Martina Moretti, Cristina Oteri, Aurora Ursino, Chiara Verzeroli
Assistente: Giulia Ghisleni
Regia di Cinzia Vittoria Magnaghi

 

Il costume-scultura

Esposizione della classe 4F e alcuni allievi delle classi 4L e 5B dell ’indirizzo figurativo del Liceo Artistico Statale Manzù

Scultura come forma che ha per pretesto un oggetto della realtà sensibile.

Forma che, allontanata dalle particolarità, cerca di purificarsi e di diventare essenza.

Scultura come spazio che viene coinvolto dalla forma tramite il movimento.

Scultura come luce-colore che legge, rivela la forma o la rende mutevole.

Questi sono i luoghi che il costume-scultura ha indagato.

I progetti grafici sono il pensiero che si fa linea e cerca le tensioni e i rilassamenti dello spazio bidimensionale.

I modelli fermano il pensiero in una volontà tridimensionale, o come riduzione in scala o come forma autoreferente.

Quando il pensiero e la forma raggiungono la dimensione del danzatore, allora si può auspicare che il fruitore percepisca l’emozione della ragione progettuale.

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