Ultima modifica: 4 Agosto 2017

ELOGIO DELLA LENTEZZA

27 ottobre  – 10 novembre 2012

Sabato 27 ottobre 2012 alle ore 11.00 presso la Project Room (Atrio) del Liceo Artistico Statale “Giacomo e Pio Manzù” di Bergamo si inaugura la mostra di opere fotografiche intitolata Elogio della lentezza. L’esposizione, che fa parte del programma di iniziative promosse dal nostro Liceo per sensibilizzare gli studenti a perseguire stili di vita più salutari, è frutto di una performance collettiva che nei mesi scorsi ha coinvolto circa 150 studenti di diverse classi del LAS.

La campagna fotografica è nata dal desiderio di monitorare, documentare, ritrarre i diversi modelli di scarpe indossati dai ragazzi e dalle ragazze che frequentano il nostro Istituto. Il progetto nasce dalla convinzione, emersa nel corso di una prolungata discussione tra gli studenti e tra gli studenti e alcuni docenti, che questo specifico componente dell’abbigliamento adolescenziale rappresenti qualcosa di particolarmente significativo, che va al di là dell’aspetto squisitamente pratico e funzionale. Differenti per colore, marca, tipologia, materiale, stato di conservazione ecc. le scarpe sono infatti un elemento fortemente identitario, capace di caratterizzare, qualificare, rappresentare in modo preciso il gusto, l’orientamento, la collocazione, l’individualità di chi le indossa, tanto da stimolare fenomeni di emulazione e atteggiamenti che in certi casi rasentano il feticismo. Al tempo stesso attraverso l’esibizione di alcune decine di paia di scarpe la mostra intende valorizzare il concetto quanto mai importante e attuale della lentezza, del camminare come azione contrapposta al correre, come espressione di una capacità di vivere la vita con consapevolezza, in modo ecologico, secondo ritmi umani e nella disposizione a relazionarsi con gli altri.

Camminare è un viaggio lungo e aperto nel mondo, disponibili a ciò che verrà, per riprendere fiato, affinare i sensi, rinnovare la propria curiosità e conoscere momenti di vera “eccezione”. Se ci diamo ai luoghi, i luoghi generosamente si doneranno a noi. Naturalmente, il camminatore vede solo ciò che era già in lui, ma ha bisogno di queste condizioni di disponibilità per aprire gli occhi ad altri livelli di realtà. Senza ricettività interiore non si fa nulla, si va per la propria strada a testa bassa, lasciando dietro di sé possibilità non colte. Il camminare contrasta gli imperativi di velocità, efficienza, rendimento, efficacia. Non si tratta più di essere presi dal tempo, ma di prendere il proprio tempo. Oggi i sentieri sono pieni di flâneurs che camminano a modo loro, seguendo il proprio passo e il proprio tempo, parlano con gli amici o meditano in silenzio e in pace nel vento. Soltanto la lentezza ci colloca all’altezza delle cose e nel ritmo del mondo.

Il camminare spoglia, denuda e ricorda all’uomo l’umiltà e la bellezza della sua condizione. Mettendo il corpo e i sensi al centro dell’esperienza, ma in modalità attiva, la marcia ricolloca l’uomo in un’esistenza che spesso gli sfugge. Il pellegrinaggio, un tempo, era una liberazione e una lunga preghiera. Colui che moriva sul ciglio della strada guadagnava il paradiso. Oggi, la ricerca è semmai quella di un ritorno su di sé, di un’introspezione, di un esame di coscienza. Il paradiso promesso è sotto i nostri piedi”.

DAVID LE BRETON IL VERO PARADISO E’ SOTTO I NOSTRI PIEDI




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