Ultima modifica: 4 Agosto 2017

CUSTODI NON PREDATORI

CUSTODI NON PREDATORI

La vita sulla terra ai tempi dell’antropocene

Esposizione delle opere: ex Oratorio di S. Lupo, via S.Tomaso,7 Bergamo

13 maggio| 5giugno 2016

Antropocene è il termine con il quale le discipline scientifiche hanno imparato a definire questi tempo nel quale la presenza della specie umana è così invasiva da determinare nuovi equilibri nel sistema complessivo della biosfera. E’ l’era dell’uomo. Siamo del resto sempre più consapevoli che questo predominio dell’uomo sulla vita del pianeta rischia di essere fatale soprattutto per la specie umana. La terra ritroverà un suo equilibrio, anche a fronte dei molti mutamenti climatici. Ma questo nuovo equilibrio potrebbe non essere più ospitale nei confronti della specie umana. Si pone quindi all’uomo il dovere di comprendere se continuare a essere predatore, o ricominciare a essere custode.

Dodici allievi del LICEO ARTISTICO STATALE “GIACOMO E PIO MANZU’”, classi 3^ e 4^ F, coordinati dal prof. Mario Albergati, sono stati selezionati per la mostra incorso in S. Lupo, producendo lavori grafici, pittorici e fotografici che si sono distinti per originalità e acuta interpretazione del tema proposto.

Domenica 22 maggio 2016, alle ore 17,presso la Sala ipogea del Museo Bernareggi, vi sarà la premiazione del primo classificato nella categoria delle scuole superiori.

Bologna Alice,

Studentessa del Liceo Artistico di Bergamo, classe 3^F, indirizzo figurativo

DOCENTE: Mario Albergati

TITOLO: “SPEAR”

DIMENSIONI: 32,5cm x 48cm

TECNICA OPERA: tempere, elementi vegetali e materiali di vario genere su supporto in pasta di legno

PRESENTAZIONE:

Seppur nata come come rivisitazione del San Giorgio, in questa “versione” al posto del drago c’è un cervo indifeso, allegoria della natura, che non costituisce nessuna minaccia e cerca di proteggersi scattando prontamente all’indietro. Nell’altro nucleo invece v’è l’azione irrequieta e instabile di uomo che ha preso il controllo di un animale selvaggio e libero.

Il fulcro della scena si riduce alla tensione di un’azione che avrà una fine, la quale però non viene rivelata, in quanto sta a noi deciderne l’esito: la lancia trapasserà il collo del vulnerabile cervo, o – all’ultimo momento – il cavaliere ritrarrà l’arma? L’opera ci stimola a prendere parte concretamente alla decisione: custode o predatore?


Alessandro Colleoni

Breve nota autobiografica: Frequento la classe 3° del Liceo Artistico Statale di Bergamo, indirizzo di Arti Figurative.

Descrizione: Il tema viene descritto mettendo in evidenza alcuni elementi figurativi come la maschera antigas indossata in uno sfondo composto da scritte, disegni, specchi e una natura contorta espressa dall’edera, la quale sembra voler resistere in un ambiente degradato. La maschera vuole ricondurre alla centralità dell’essere umano posto in un luogo vuoto, desolato e malinconico ove ormai permangono le sue sole tracce, consistenti in un occhio, nel riflesso di un uomo, nel disegno di un pesce e in segni grafici.


Farina Beatrice

Studentessa del Liceo Artistico di Bergamo, classe 3^F, indirizzo figurativo

DOCENTE: Mario Albergati

TITOLO: La rosa trafitta

DIMENSIONI: cm 44×32

TECNICA OPERA: stampa fotografica b/n

Presentazione:

Un erbario contemporaneo può riflettere la sofferenza creata da un rapporto sin troppo invasivo da parte dell’uomo nel riguardo della natura. In una visione antropomorfa richiamante l’effigie di S. Sebastiano, lo stelo di una rosa presenta un paradosso inquietante: la spina, da elemento di difesa si rileva elemento d’aggressione. E’ il ribaltamento di un ordine naturale col suo forte portato simbolico.


Nadia Mirabile 

DOCENTE: Mario Albergati

Titolo: ACTA EST FABULA

Scuola: Liceo Artistico Giacomo&Pio Manzù, 4F, indirizzo arti figurative

Tecnica: Serie fotografica di stampe digitali a colori

Dimensione: 90×70

Descrizione: Il progetto si è sviluppato tramite la proiezione di immagini su un teschio anatomico. Le immagini proiettate su questo particolare schermo, che simboleggia i concetti di vita e di morte, sono un chiaro richiamo allo scorrere del tempo naturale delle stagioni. Il dualismo che ne deriva vuole esprimere l’incompatibilità di molti interventi umani, purtroppo a nostro discapito, con l’armoniosa ciclicità del tempo naturale.




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