Ultima modifica: 4 Agosto 2017

Attività di sensibilizzazione sui disturbi del linguaggio

Il 6 febbraio 2016 gli studenti delle classi terze hanno partecipato ad un incontro di sensibilizzazione sulla dislessia presso l’Istituto Natta a cura dell’AID, Associazione Italiana Dislessia.

Sono intervenuti la Dr.ssa Daniela Pala, formatrice AID, per illustrare gli aspetti dei DSA che si esprimono nelle difficoltà scolastiche e il Dott. Giacomo Cutrera, Vicepresidente dell’AID, giovane Ingegnere Dislessico, che ha raccontato la propria esperienza.

Le differenze, se conosciute, possono diventare una risorsa per la scuola e per la crescita di ciascun individuo.

Giacomo Cutrera

Giacomo Cutrera

L’incontro con l’altro

 

Un applauso sincero e spontaneo viene dagli studenti che hanno ascoltato l’intervento di Giacomo Cutrera, vicepresidente dell’Associazione Italiana Dislessia, e penso che anche i ragazzi di queste classi terze torneranno a casa resi diversi dall’incontro con l’altro.

Bastano tre flash per capire che ancora una volta Cutrera è entrato nel cuore e nella testa di chi l’ha ascoltato.

Quando Cutrera ha citato l’hit-parade delle frasi sciocche che noi docenti a volte ci lasciamo sfuggire parlando con i genitori degli studenti DSA, un collega, arrossendo, ha ammesso di averne detta anche lui qualcuna. Mi è sembrato mortificato. È la stessa mortificazione che provo io quando mi accorgo di non aver considerato le fatiche e l’impegno dello studente dislessico, quasi come se la dislessia non fosse un disturbo, ma una scusa per sottrarsi al carico di lavoro.

Una studentessa, che ha scoperto solo questo anno di soffrire di discalculia, ha passato metà dell’incontro piangendo nell’atrio: le costa ammettere – come dice lei – di non essere perfetta. Al termine della conferenza è seduta in platea: si è asciugata le lacrime e ascolta attenta la lettura della pagina del libro di Cutrera quando il ragazzo, davanti alla professoressa insensibile alle sue fatiche, dà voce all’ira scatenata dall’ennesima mortificazione subita a scuola. Finita la lettura, la studentessa applaude: sembra che le parole del giovane Cutrera l’abbiano rasserenata. Penso che le sia stato utile ascoltare la voce di chi ha vissuto la sua stessa delusione.

Uscendo dall’Audiotorium colgo il commento di uno studente che forse si è riconosciuto nelle parole con cui Cutrera descrive le sue ansie di studente per lungo tempo frustrato negli sforzi scolastici. Sento che dice al compagno: “Devo assolutamente parlare con quest’uomo…”. Nella voce del ragazzo avverto l’emozione di chi si è ritrovato nell’altro.

Ora so con certezza che molti torneranno a casa resi diversi dall’incontro con l’altro. (A.R.)




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